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	<title>Glocalisti</title>
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	<description>Cittadini del globale, cittadini del locale</description>
	<pubDate>Tue, 15 Jul 2008 08:14:46 +0000</pubDate>
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		<title>Manifesto dei Glocalisti</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Feb 2008 06:05:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Glocalisti]]></category>

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		<description><![CDATA[Noi siamo glocalisti:
1. perché sappiamo che la tecnologia, cambiando le nostre idee di tempo e di spazio, ha cambiato il mondo e l’ha reso uno
2. perché sappiamo che in un mondo della conoscenza è l’innovazione il momento nel quale sapere e potere si incontrano per fare il costume, i valori, la storia
3. perché sappiamo che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Noi siamo glocalisti:</strong></p>
<p>1. perché sappiamo che la tecnologia, cambiando le nostre idee di tempo e di spazio, ha cambiato il mondo e l’ha reso uno</p>
<p>2. perché sappiamo che in un mondo della conoscenza è l’innovazione il momento nel quale sapere e potere si incontrano per fare il costume, i valori, la storia</p>
<p>3. perché sappiamo che innovazione vuol dire opportunità ma anche minacce</p>
<p>4. perché sappiamo che tempo e spazio zero vogliono dire dominio della mobilità sulla stanzialità</p>
<p>5. perché sappiamo che mobilità vuol dire flussi, reti, nodi di relazioni indipendenti dal territorio e dai suoi confini</p>
<p>6. perché sappiamo che relazioni senza confini cambiano il significato di luogo, lo avvicinano a quello di nodo e aprono un nuovo rapporto tra globale e locale: attraverso le reti il globale entra in tutti i loci e ogni locus fa parte direttamente della dimensione globale</p>
<p>7. perché sappiamo che questo nuovo mondo glocale sarà il nostro mondo e il nostro destino</p>
<p><strong>Ma noi non ignoriamo:</strong></p>
<p>8. che glocalismo non deve voler dire uniformità apolide, macdonaldizzazione, squilibri, ecodrammi</p>
<p>9. che per evitare queste minacce ci sarà sempre più bisogno di nuove politiche e nuove istituzioni</p>
<p>10. che nuove politiche e nuove istituzioni vogliono dire nuovi poteri</p>
<p>11. che in un mondo di mobilità il ricorso alla violenza legittima e il controllo del territorio conteranno sempre meno</p>
<p>12. che per fruire del globale ma nello stesso tempo difendere i nostri spazi locali non servono frontiere, cittadinanze, sovranità e localismi subalterni</p>
<p>13. che la fine dei nazionalismi non deve voler dire fine delle identità culturali etniche territoriali</p>
<p>14. che nel villaggio globale protagonisti sono i movimenti sociali</p>
<p>15. che gestione della mobilità e gestione del territorio devono trovare nuove relazioni politiche</p>
<p>16. che nella mediazione tra convivenze ed economia l’istituzione centrale è l’impresa</p>
<p>17. che l’impresa è regolata dai mercati globali</p>
<p>18. che su tali mercati le popolazioni di imprese operano per reti di funzioni tra loro intrecciate secondo logiche di scala globale</p>
<p>19. che tali funzioni determinano flussi di mobilità di beni, persone, relazioni in parte sganciati da considerazioni territoriali</p>
<p>20. che le tradizionali istituzioni politiche nazionali o regionali sono sempre più in difficoltà nel condizionare tali relazioni</p>
<p>21. che solo nuove istituzioni glocali capaci di raccordare imprese globali e popolazioni di imprese locali possono mediare economia globale e convivenze locali</p>
<p>22. che la crisi dello stato nazione nella sua capacità regolatrice è irreversibile e solo una profonda innovazione istituzionale potrà salvarci</p>
<p><strong>Noi perciò rivendichiamo:</strong></p>
<p>23. una nuova statualità nella quale individui, etnie, nazioni diverse possano convivere in parità; comunità territoriali e comunità di pratica possano intrecciare i loro interessi e le loro funzioni; reti e territori siano organizzati senza condizionamenti nazionalisti o localisti</p>
<p>24. una nuova cittadinanza basata sulla pluri-appartenenza</p>
<p>25. la conseguente possibilità di sentirci insieme cosmopoliti, italici, europei, mediterranei, italiani, padani, milanesi, cattolici, musulmani, liberali, socialisti, tecnici, umanisti, milanisti, interisti, ecc., senza perdere il nostro senso di identità politica</p>
<p>26. la possibilità di coltivare come singoli e come comunità tali nuove appartenenze</p>
<p>27. una nuova sorta di laicità spaziale che sia presidio alle nuove mobilità nella consapevolezza che una vita fruita tra molte appartenenze e in molti loci è assai più vera e più ricca di ogni settarismo monocorde</p>
<p>28. la possibilità di operare liberamente nella ricca e dinamica struttura di reti funzionali e territoriali che il mondo glocale si appresta ad offrirci</p>
<p>29. una nuova governance cosmopolita indispensabile per assicurare, in un mondo glocale, ambiente, pace, diritti, giustizia</p>
<p><strong>Per tutto questo siamo disposti a mettere in gioco:</strong></p>
<p>30. la nostra attuale identità e soggettività politica per poter raggiungere nuovi assetti di rappresentanza e governabilità</p>
<p>31. il nostro tradizionale rapporto col territorio per prepararci all’avvento dei migranti che la mobilità di massa ci fa già incontrare</p>
<p>32. le nostre attuali istituzioni locali e nazionali per trasformarle e adattarle alle esigenze che il tramonto dello stato-nazione e l’avvento di un mondo glocale inesorabilmente ci porranno</p>
<p><strong>Vogliamo lavorare all’avvento:</strong></p>
<p>33. del nuovo pensiero, dei nuovi soggetti, delle nuove istituzioni e pratiche politiche che dovranno assumere il ruolo di ispiratori e attori della nuova era glocale</p>
<p>34. delle nuove aggregazioni che tale percorso dovranno soggettivare</p>
<p>35. di nuovi rapporti tra stanzialità e mobilità di cose, persone, idee</p>
<p>36. di regole di convivenza capaci di conciliare efficienza e democrazia nelle nuove comunità funzionali e di pratica a scala globale e locale</p>
<p>37. della riorganizzazione urbana animata dalle glocal-cities che stanno nascendo laddove nuovi plessi di reti funzionali si incontrano in modi nuovi con preesistenti aggregazioni civiche</p>
<p>38. della nuova geografia politica sub-nazionale che le aggregazioni regionali stanno disegnando quasi dovunque</p>
<p>39. delle relative istituzioni e dei loro nuovi poteri</p>
<p>40. dei nuovi livelli di statualità metanazionale che stanno emergendo nel mondo a cominciare dall’Europa</p>
<p><strong>Lanciamo questo appello da Milano:</strong></p>
<p>41. perché siamo consapevoli che l’Europa è il continente che ha inventato la Città</p>
<p>42. perché la ricostruzione della unità europea non avverrà componendo la sue realtà regionali e metropolitane secondo gli schemi imposti dall’avvento degli stati-nazione</p>
<p>43. perché l’integrazione e il riequilibrio tra le aree forti e meno forti d’Europa non sarà più affidato al solo potere unificante degli stati nazionali ma alla costruzione di nuove reti funzionali interregionali non necessariamente contigue</p>
<p>44. perché il modo in cui l’Italia farà parte dell’Europa sarà articolato: il Nord, il Centro, il Sud, le Isole si relazioneranno in modi nuovi con le omologhe realtà continentali e anche con quelle globali</p>
<p>45. perché in queste condizioni la glocal city nella quale viviamo, che noi chiamiamo Milania e che altro non è se non un pezzo della più vasta dimensione padana. non può sottrarsi alle sue responsabilità di aggancio all’Europa dell’intera realtà nazionale</p>
<p><strong>C’è un grande lavoro da fare:</strong></p>
<p>46. per meglio capire, disegnare, organizzare, istituzionalizzare la grande area metropolitana nella quale viviamo</p>
<p>47. per marcarne la nuova anche se ancora confusa identità</p>
<p>48. per raccordarla in modo nuovo col resto d’Italia e d’Europa</p>
<p>49. per consentire alle nuove istituzioni potenzialmente glocali come Camere di Commercio, Fondazioni bancarie, Provincie, Regioni, Agenzie di meglio raccordarsi con le multinazionali, le grandi banche, i raggruppamenti di piccole e medie imprese che già sono immerse nella sfida glocalista</p>
<p>50. per far sì che le migliaia di strutture associative e di servizio che ne animano i localismi apprendano a interconnettersi con la trama sempre più fitta di reti funzionali che le attraversano a scala glocale</p>
<p>51. per stimolare i nostri centri di vita culturale a rendersi sempre più consapevoli dell’alto tasso di innovazione che un processo di glocalizzazione comporta</p>
<p>52. per dare alla miriade di reti che la innervano, alle migliaia di imprese che la animano, alle mobilità che la vivificano efficacia e ordine</p>
<p>53. Un lavoro attorno al quale noi chiamiamo tutti coloro che condividono le nostre idee e i nostri propositi</p>
<p>54. Perché c’è bisogno di meglio capire le realtà nelle quali stiamo operando</p>
<p>55. C’è bisogno di formare intere generazioni alle nuove sfide che chiaramente intravediamo</p>
<p>56. C’è bisogno di veder nascere nuove realtà capaci di animare politicamente il nuovo mondo glocale</p>
<p>57. C’è bisogno che i milanesi si sveglino alle sfide della glocal-city in cui vivono</p>
<p>58. C’è bisogno che gli italici di tutto il mondo si ritrovino nel riconoscimento di una appartenenza che trascende, senza rinnegarla, quella di italiani, ticinesi, titani, dalmati, per ricongiungersi a chi – canadese, statunitense, latino-americano, australiano, extracomunitario immigrato in Italia, ecc. – è disposto per origini, interessi, cultura, valori, a riconoscersi italico</p>
<p>59. C’è bisogno di avviare insieme la costruzione delle nuove istituzioni e della nuova governance che il mondo glocale richiede</p>
<p>60. C’è bisogno cioè di una politica glocalista</p>
<p>Ad essa noi ci impegniamo a lavorare!</p>
<p><em>Piero Bassetti, Presidente <a href="http://www.globusetlocus.org">Globus et Locus</a></em></p>
<p>Milano, 7 Gennaio 2008</p>
<p> </p>
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